Inaugurazione X stagione “Willy Ferrero”. Domenica 25 novembre 2018 ore 18:00, sala Riario Ostia Antica. “Carmina burana” di Carl Orff.

DUO TROMBA E PIANOFORTE. OK aiCarl Orff (1895 – 1982) discendeva da due famiglie di ufficiali bavaresi appassionate di musica e di classici greci e latini, che influenzarono non poco il giovane Carl. Negli studi musicali, dopo una prima fase di orientamento, in cui i modelli musicali furono quelli del tardo-romanticismo od addirittura dell’espressionismo di Schoenberg, a partire dagli anni Venti il giovane bavarese rivolse lo sguardo al passato e si interessò della musica di Pierluigi da Palestrina ed Orlando di Lasso. Ciò indirizzò la sua scelta produttiva verso un modo di comporre più elementare ed immediato, verso una musica primordiale, svincolata dagli stili e dalle epoche ed aliena dalle problematiche della musica contemporanea (Schoenberg, Bartók, Hindemith, Stravinskij, etc.), alla ricerca dell’impulso primigenio, rivolgendo, appunto, lo sguardo alle tradizioni più lontane nel tempo. Il ritmo rappresentò l’elemento centrale della sua musica; un ritmo sempre ben organizzato all’interno di una compagine orchestrale moderna, che prende le distanze da quella tardo-romantica. La semplicità della sua musica può addirittura imbarazzare. Il musicologo Hans Stuckenschmidt scriveva: “La sostanza musicale, in Orff, è talmente ridotta, che quasi non esiste”. Ma sono senz’altro queste le caratteristiche che rendono la musica di Orff così interessante. La sua ricerca culminò con la scrittura dei “Carmina Burana”, che rappresentarono una singolare composizione nel panorama della musica del XX secolo, svincolati come sono sia da modelli tardo-romantici che da quelli dell’avanguardia schoenberghiana. I testi della composizione risalgono al 1230 circa e fanno parte di una raccolta rinvenuta nel lontano 1803, nella biblioteca del monastero di Benediktbeuern (da cui il termine Burana), situato a pochi chilometri da Monaco di Baviera. Oggi essi sono presenti soprattutto nelle sale da concerto, ma nacquero come “cantata scenica”: una pièce teatrale senza azione, senza una raffinata costruzione, senza un intreccio narrativo. Furono ultimati da Carl Orff nel 1937 e la prima mondiale fu presentata l’8 giugno dello stesso anno all’Opera di Stato di Francoforte, sotto la direzione di Bertil Wetzelsberger. A questi fecero seguito altre composizioni, due delle quali con essi, “Catulli carmina” (1943) ed “Il trionfo di Afrodite” (1953), formano un originale trittico teatrale. L’enorme successo della prima convinse Orff addirittura ad idealmente “gettare al macero”, le sue precedenti composizioni. Gli elementi della composizione sono ridotti all’essenziale: semplici melodie diatonico-modali, quasi trasposizioni musicali di gesti espressivi, spirito di danza rituale, intervalli consonanti tra il popolaresco e l’arcaico, cori a blocchi granitici di calcestruzzo, ritmi scanditi, poca armonia, poche modulazioni, pochi sviluppi, assenza di contrappunto, quasi musica per film. Queste caratteristiche rendono quasi contraddittoria la musica di Orff: ad un tempo ipercinetica e monolitica. Tutto è ideato in un progetto organico, in una macchina ben lubrificata, che marcia al servizio di una rappresentazione teatrale: non un’opera, ma una forma di teatro musicale sradicata da ogni tradizione operistica e contemporaneamente lontana da altre proposte coeve.

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